Oggi ho trascorso una bellissima giornata in famiglia in compagnia di carissimi amici.
Preparato tutto l’occorrente per un picnic ci siamo mossi in carovana per una gita all’aria aperta sul monte Taburno. Passeggiando su un sentiero nei pressi di Tocco Caudio un paesino in provincia di Benevento mi sono imbattuto in un piccolo imenottero che non avevo mai visto.
Dopo un po’ di cammino ci siamo fermati per una sosta, riposo richiesto soprattutto dai bambini che incominciavano a dare segni di stanchezza e mentre gli altri si rifocillavano dissetandosi e sgranocchiando qualcosa ho incominciato come mio solito ad esplorare la zona. C’erano varie “stradine” che partivano dallo spiazzo scelto come sosta che si inoltravano tra la vegetazione circostante, passaggi tipo sentieri di camminamento fatti dagli animali selvatici o in questo caso dal bestiame. Ne ho preso uno a caso e mi sono inoltrato.
Dopo pochi metri dal sentiero principale ho notato alcuni escrementi di bovino. Mi sono avvicinato per curiosare ed ho notato che su esso c’erano, oltre a vari ditteri, un paio di vespette nere e gialle che si muovevano in modo strano e particolare.
Mi avvicino e mi soffermo ad osservarle. Una è andata via quasi subito, forse spaventata dalla mia presenza l’altra si aggirava sull’ammasso con brevi e rapidi movimenti avvicinandosi quasi di soppiatto alle mosche che si trovavano nelle immediate vicinanze. Giunta a circa 1 cm di distanza dalla mosca prescelta effettuava uno scatto fulmineo, un vero e proprio salto, e cercava di afferrare il dittero. Questa operazione è stata effettuata più volte ma senza successo, le mosche riuscivano eludere l’attacco sottraendosi e allontanandosi facendo finire la vespetta fuori bersaglio. Alcune volte la mosca veniva anche toccata ma non afferrata come credo fosse nelle intenzioni della vespetta.
Il suo modo di operare mi incuriosisce e dopo vari tentavi finalmente uno va a buon fine e peraltro sulla preda di dimensione più grandi tra quelle che aveva scelto fino a quel momento. Fino ad allora l’avevo vista avvicinare mosche di dimensioni più piccole delle proprie, la metà del proprio corpo o anche meno, mentre l’attacco che riesce con successo è su una preda abbastanza grande di poco più piccola delle sue stesse dimensioni. Si tratta di una mosca verde metallizzata appartenente probabilmente al genere Lucilia sp., famiglia Calliphoridae o Neomyia sp., famiglia Muscidae.
Riassumo le fasi dell’attacco.
Come già detto si muove rapidamente a piccolissimi scatti; Si muove in direzione delle mosche che si alzano in volo e si posano nuovamente; Osserva i movimenti, la vedo spostare la testa nella direzione dei movmenti delle mosche; Sceglie la preda, gli si avvicina fino a distanza di pochi centimetri, spicca poi un salto, si appoggia e avvinghia con le zampe la preda, cadono insieme rotolando giù dall’escremento e finiscono nell’erba, mi sposto leggermente e mi avvicino per vedere meglio; Scatto alcune foto. I due sono tra l’erba e non si distingue proprio bene quello che succede. La vespetta ha l’addome ripiegato, suppongo stia pungendo la preda per cercare di paralizzarla iniettandogli il veleno. La mosca cerca di divincolarsi ma la vespetta serra bene le zampe e si aiuta anche con le mandibole. Bastano pochi secondi perché la mosca sembra non dare più alcun segno di resistenza, vedo la vespetta spostarla ed aggiustarsela per iniziare un comodo trasporto, la gira e la rigira facendola aderire alla sua parte ventrale, la mantiene con le mandibole dalla parte della testa. Fa un primo tentativo di involarsi ma ricade pesantemente senza lasciare la preda, un’altra aggiustatina e riprova il decollo che questa volta gli riesce e parte.
Mi alzo in fretta e cerco di correrle dietro ma purtroppo prende una direzione che non posso seguire, si sposta dal sentierino, supera la vegetazione e sparisce … Sono rimasto un po’ nei pressi per vedere se qualche altra vespetta si faceva viva ma niente.
Dopo poco sento gli amici e i bambini chiamarmi il tempo concessomi per le osservazioni era finito.
Tornato a casa in serata mi metto alla ricerca per dare un nome alla vespetta. Non è stato semplice.
Dopo svariati tentativi e dopo aver visto centinaia di foto, sono riuscito a trovare la famiglia di appartenenza delle mie vespette. Appartengono certamente alla Superfamiglia Apoidea, famiglia Crabronidae.
Mi concentro su quest’ultima e, sempre osservando le foto, giungo ad individuare esemplari che somigliano moltissimo a quelli visti e fotografati. Non c’è dubbio il genere è Mellinus sp. e tra quelli presenti in Europa (FaunaEur ne riporta solo due, non so quanto questo possa corrispondere al vero) e dopo un confronto con le mie foto, scelgo Mellinus arvensis (Linnaeus, 1758), con questa specie trovo le maggiori affinità.
Di seguito un confronto con le due specie prese come riferimento e presenti in questo sito.
Ciao a tutti e alla prossima osservazione 🙂
